| aggiornato il 9 agosto 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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domenica 9 agosto 2026
GARE LIBERE: PROGRAMMA E RISULTATI
3° TROFEO LONDON CAFE'
lunedì 24 (riservata ai 3° categoria), martedì 25, mercoledì 26, giovedì 27, venerdì 28, sabato 29 (2 batterie: alle 14.30 e 20.30, quella serale é riservata ai 3° categoria), domenica 30 agosto 2026, ore 9.00
serata finale:
domenica 30 agosto, alle ore 15.00
tutte le partite serali iniziano alle 20.30, la 2° partita alle 21.15
panni nuovi, locale climatizzato
i premi saranno proporzionati al numero degli iscritti + 500 punti
QUADRANGOLARE BOCCETTE A SQUADRE
UISP BILIARDO: GENOVA - LA SPEZIA - TOSCANA
I GUERRIERI VI .... ASPETTANO
sabato 8 agosto 2026
IL MIO BILIARDO
Il grande scrittore canadese Mordecai Richler, studioso e grande appassionato di snooker, sosteneva che il biliardo è un gioco troppo serio per lasciarlo ai cronisti sportivi e se qualcuno si prenderà la briga di leggere il suo libro (Il mio biliardo edito da Adelphi), non potrà che dargli ragione.
Il mio biliardo (quello di questo racconto) è diverso, molto diverso, anche se mi rendo conto di fare un’affermazione astrusa e forse contraddittoria, il biliardo è uno solo e le diverse versioni, i correttivi, le invenzioni, i tanti giochi inventati, non cambiano questa realtà, ha attraversato i secoli, si è adeguato agli usi e ai costumi, è sopravissuto alle mode. La diversità che richiamavo é di altra natura, il biliardo protagonista di questo racconto (i protagonisti sono tanti, alcuni citati, altri sfiorati appena, altri ignorati, sta a chi legge individuarli, riconoscerli, farli vivere), non muove interessi milionari come lo snooker, non entra nei palinsesti della televisione, non conosce gli sfarzi di San Remo o di S. Vincent; vive soprattutto nelle periferie, nei bar di paese, nei circoli, spesso sottovalutato, considerato quasi con disprezzo, anche dagli stessi addetti ai lavori.
Il mio biliardo ha le buche, quattro bilie bianche, quattro rosse e un pallino blu, ha regole semplici, si gioca senza l’ausilio della stecca, bisogna terminare la mano, con almeno una delle proprie bilie più vicina al pallino per conquistarsi il diritto di bocciare, più birilli abbatti, più punti realizzi. La bellezza sta proprio nella semplicità, attenti, però, semplice non significa banale, insulso, c’è grande differenza tra il far rotolare una palla per passare il tempo e impegnarsi nel gioco, calarsi nella competizione, concentrarsi fino ad annullarsi, almeno per il tempo della partita, ed è proprio la grande semplicità a rendere il gioco difficile, bisogna possedere sensibilità, capacità di scegliere le traiettorie, le giocate migliori in un attimo, ridurre le possibilità di scelta del tuo avversario. Questo non è il polo, il golf, il tennis, sei da solo, davanti a un rettangolo che azzera tutto, puoi essere il Principe del Galles, ma se il tuo avversario è più bravo non hai scampo. So che state pensando che non c’è differenza con gli altri giochi che ho citato, ma non è così. Spesso nello sport e più in generale nella vita c’è una selezione naturale: “Alzi la mano chi ha visto un operaio metalmeccanico smettere la tuta e indossare la divisa da polo, salire sul cavallo e disputare una partita nel circolo più esclusivo della città?” Il polo è solo un esempio, forse un po’ paradossale, ma se ci si pensa un attimo, ci si accorge che è così per molti altri sport e giochi (se vogliamo considerare tali, il bridge, gli scacchi, ecc.), se non è questione di soldi, è il fisico o la mancanza di strutture: se Mark Spitz fosse nato nel mio paese, probabilmente non saprebbe nuotare. Concetti forzati ? Forse, ma scava, scava ….
Il biliardo è un’altra storia. Il biliardo è il gioco più democratico del mondo, abbiamo citato Versailles, la Città del Vaticano, S. Vincent, ma date un’occhiata al bar sotto casa e ne vedrete quasi certamente uno.
Ho visto giocatori percorrere migliaia di chilometri, a proprie spese, senza riuscire a vincere una partita, ho visto centinaia di persone sedute su scomodissime tribune costruite con tubi innocenti, garantisco personalmente sulla correttezza del termine, resistere fino a notte fonda: unica concessione qualche pausa per mangiare una piadina o bere un caffé. Cosa li lega a questo gioco ? Molti non saprebbero rispondere, non riuscirebbero a spiegare un legame tanto forte.
Non credo siano mai state fatte ricerche, se qualcuno decidesse di provarci si sorprenderebbe dei risultati, scoprirebbe che quello agonistico è solamente uno degli aspetti, si comincia molto prima: le fasi che precedono l’inizio delle competizioni andrebbero filmate e proiettate nelle scuole, i riti propiziatori, i comportamenti dopo una sconfitta, fanno parte di un mondo complesso, affascinante, ricco di umanità. Imprenditori, impiegati, operai, disoccupati, ricchi, meno ricchi, poveri, intellettuali, presunti tali, gli immancabili stronzi, il biliardo azzera tutto, al momento dell’acchito, sono solamente persone che competono soprattutto con se stesse, consapevoli (molti …) che non diventeranno mai campioni. C’è gente che gioca da decenni e non ha mai vinto una gara, ma è ancora in grado di entusiasmarsi per una partita vinta o solamente per una giocata riuscita. Il Barone De Coubertin non c’entra, lo spirito è diverso, anche se non mancano le analogie. Perdonatemi l’ardire, ma non credo di poter essere smentito se affermo che questa società non sarebbe tanto mediocre se a guidare ogni azione non fosse l’interesse, se il valore non si misurasse solo in dollari, se l’entusiasmo avesse più spazio.
Banale? Troppi se? Ok. Passiamo oltre. Torniamo al biliardo.
Ho visto un mio amico avvocato (socio di uno studio tra i più affermati della città) mandare a quel paese il suo avversario, reo di avere vinto una partita in modo fortunoso e, mentre saliva sulla sua Mercedes, un transatlantico munito anche di bagno e doccia, gridare che prima o poi la fortuna sarebbe girata, che non poteva essere sempre così sfigato: nel contempo, a meno di cinque metri, il destinatario di quelle invettive (e di tanta presunta fortuna) tentava disperatamente di far partire la sua Skoda, che sembrava aver scelto quel parcheggio per spegnersi per sempre. Lo stesso avvocato in un’arringa difensiva arrivò a sostenere che il suo assistito, imputato per appropriazione indebita, giocava troppo bene a biliardo per essere colpevole e mentre il pubblico ministero si lamentava, tacciandolo di essere irrispettoso, il Giudice si limitò a sorridere. Dopo la lettura del verdetto di assoluzione, Sua Eccellenza avvicinò l’ormai ex imputato e raccontò un episodio di qualche anno prima: iscritto a una gara organizzata dall’Uisp, non gli fu permesso di giocare, per essere arrivato pochi minuti dopo il termine previsto, nemmeno i trecento chilometri percorsi, bastarono a convincere il giudice di gara, “Lei fu irremovibile, peccato non averla potuta condannare.”. Sorrise di nuovo, strinse la mano a entrambi e se ne andò. Raccontandomi l’episodio, Perry Mason si lasciò sfuggire “Noi giocatori di boccette siamo davvero un po’ stronzi”: non avevo mai considerato i giocatori di biliardo una categoria e risposi che erano gli avvocati a esserlo e tali rimanevano a prescindere dallo sport praticato. La battuta concluse la serata, ma sapevo che ci avrei rimuginato per settimane. Forse è nata in quel momento l’idea di scrivere un racconto, di cercare di far conoscere altri aspetti, non il gioco, ma l’umanità, le culture, i valori.
C’è un episodio a cui ho assistito personalmente che racconto spesso: dopo l'ennesima giocata fortunosa, che chiudeva la partita a suo favore, un ragazzo dall'aria per bene, si fece sfuggire un …. "repetita juvant". Il suo avversario, lo guardò perplesso, quasi minaccioso, al punto che il giovanotto si affrettò a tradurre: "le cose ripetute giovano ... é latino", aggiunse quasi balbettando. Lo sguardo dell'altro si fece ancora più scuro, sembrava indeciso, poi incupito ma risoluto, sbottò: "Ma va a cagar, l'é frarés" ... ma anche questo giova e soddisfatto della sua performance, allungandogli la mano, scoppiò in una risata fragorosa. Culture a confronto.
Una sera in un bar, che ospitava una delle tante gare minori, ero seduto in attesa del mio turno, riflettendo su tutto questo, quando si avvicinò un uomo, chiaramente alticcio, “Giochi anche tu ?” Cominciò a parlare prima che potessi rispondere, all’inizio non feci caso a quello che dicesse, poi tentai di capire qualcosa, per potermene liberare; parlava un italiano corretto, quasi forbito, ogni tanto mi guardava e si fermava come per lasciarmi spazio, qualche secondo e ricominciava, fintanto che non si alzò facendo cenno di andarsene “Sai perché mi piace il biliardo? Offrimi da bere e te lo dirò …” . Lo lasciai senza risposta, dovevo giocare, lui non si mosse, non perse una giocata, non staccò mai gli occhi dal panno. Attese fino alla fine, mi seguì nel parcheggio, dirigendosi sicuro verso la mia station wagon, non ricordavo di averlo incontrato in altre occasioni, ero curioso, ma non chiesi nulla, temevo di non liberarmene più, sembrava aver recuperato lucidità, mi raccontò del ragazzino che mi aveva battuto (lui usò il termine stracciato), un ragazzo taciturno, dall’aria triste, “Una famiglia di merda, una madre puttana, un padre ubriacone, e lui … un po’ ritardato, ma quando gioca diventa un Dio, precisione, tecnica, carattere … proprio un Dio ….” , mentre parlava le lacrime cadevano copiose, ma non se ne curava, stavo cercando le parole per non essere scortese, avevo fretta; a dire il vero, non me ne fregava niente delle frustrazioni di quello sconosciuto, cominciavo a spazientirmi, anche se per la verità lui non faceva niente per trattenermi; d’un tratto mi rivolse un ultimo sguardo e mi salutò con una vigorosa stretta di mano. Lo sguardo era lo stesso del ragazzino, l’unico che mi aveva rivolto al termine della partita, tendendomi la mano, come da cerimoniale. Fui sul punto di richiamarlo, i ruoli sembravano essersi invertiti, ma rimasi in silenzio. Non ho più dimenticato quegli occhi lucidi, fieri quanto disperati. Non l’ho più rivisto: il ragazzino invece l’ho incrociato spesso, educato, taciturno, occhi bassi e fare incerto, sempre a disagio, non l’ho mai visto ridere, l’ho visto piangere al funerale di un amico, un uomo di trentadue anni, che ha voluto essere sepolto con la maglia della sua squadra, una maglia azzurra con la scritta pubblicitaria di un imbianchino locale; la teneva stretta tra le mani quasi fosse un rosario, un gesto d’amore da accettare in silenzio. La moglie salutandomi mi confessò di sentirsi in colpa per tutte le volte che aveva rifiutato di accompagnarlo, “Non sono mai riuscita ad appassionarmi, mi sentivo un’intrusa, l’ho quasi odiato quando mi ha chiesto di seppellirlo con la divisa … non riuscirò mai a capirvi …” .
Ci sono cose che non si possono spiegare.
Ho un ricordo nitido di Mimmo, non ha mai smesso di giocare nemmeno durante la chemio, portava i segni della lotta impari, ma non si arrendeva, “Se mi fermo sono già morto”.
Ci sono cose che non si possono spiegare, ma possono aiutare a capire.
Una volta ho letto, non so più dove, che Billy Graham diceva di aver trovato Dio su un campo di golf, non specificava a quale buca, ma pazienza … non so se qualcuno ha fatto altrettanto giocando a boccette, snooker o carambola, quello che ho imparato è che spesso trovi risposte dove non avresti mai pensato di andarle a cercare.
SE AVESSI UNA BACCHETTA MAGICA ….
“Freud sosteneva che
nel sogno sia possibile raggiungere l’appagamento di un desiderio.”.
Mio figlio scoppia a
ridere: “Papà, ma sei proprio tu? Stai bene? Non ricordo nemmeno l’ultima volta
che ti ho sentito parlare di qualcosa che non fossero numeri, percentuali,
profitti. Addirittura Freud, il vecchio Sigmund sarà stato anche pazzo, ma
almeno un miracolo l’ha fatto”.
Vorrei ribattere, ma non so da dove cominciare, ripiego sul solito sorriso, superfluo probabilmente, ognuno di noi é già rientrato nella propria dimensione. Un cenno di saluto mentre la porta si chiude alle mie spalle.
La mia giornata ha inizio.
Tutti i giorni da
venticinque anni percorro questo tratto di strada. Non ho mai preso in seria
considerazione l’idea di trasferirmi in città, questi trenta chilometri col
tempo, sono diventati quasi una necessità. Non ho bisogno di concentrarmi, le
forme degli alberi, le costruzioni abbandonate, le macchie dei paesi che
s’intravedono in lontananza sono riferimenti più che sufficienti. Entro in un
tunnel e mi lascio trasportare.
Radio spenta, meglio non avere troppa fretta di calarsi nella realtà, ho imparato ad amare il silenzio, soprattutto al mattino mentre il ritorno é diverso, impossibile evadere, é il momento del riepilogo, ripercorro gli eventi della giornata, ricostruendoli con grande precisione, guidare non mi disturba, anzi, mi concentro con più facilità. Rielaboro mentalmente il programma, se necessario appena metto un piede in casa telefono ai miei collaboratori, aggiorno l’agenda e verifico il contenuto della borsa. Tutto perfettamente organizzato. I miei figli mi sfottono per queste, che loro definiscono manie, figuriamoci se ne conoscessero i particolari.
Ma che male c’è nel voler iniziare la giornata dedicando un po’ di tempo a sé stessi? C’è chi fa yoga, chi tapis roulant, chi ….
Liberare la mente e sognare, devo ricordarmi di verificare se Freud abbia sviluppato una teoria anche per i sogni a occhi aperti. Ripenso a mio figlio, il sorriso si fa più amaro, ma scaccio subito il pensiero, non voglio rovinare anche questo momento. Attimi quasi intimi, poche scaglie di tempo, che non dedico agli altri. Adoro i miei figli, mia moglie, i miei genitori, spesso, però, sempre più spesso, mi sento prigioniero. Una sensazione forte, consapevole, niente a che vedere con la psicologia spicciola di quei settimanali che ti forniscono tutte le risposte in tre righe. Non sono infelice, non sono depresso, non mi sento soffocare, semplicemente, vorrei di più, vorrei vivere più vite contemporaneamente, entrare e uscire da una porta virtuale. Non mi rassegno all’idea di dover rinunciare a tutto quello che ho costruito (… detta così sembra una stronzata, ma il pensiero è più nobile …), non ne faccio una questione di giustizia, semplicemente mi sembra uno spreco che rende l’esistenza insulsa, vuota, inutile. Non credo in una vita divina, ma sono affascinato dal mistero anche se i fenomeni paranormali non mi convincono granché. Amo pensare che quella di Verne non fosse solo fantasia, ma il racconto, la cronaca, di realtà vissute in un altro tempo, in un'altra dimensione. Una fuga di notizie.
Non una ma tante realtà a garantire l’eterno. Questo é il modello di vita "oltre", che mi affascina. Le mie però non sono angosce, non mi lascio opprimere, sono divagazioni, fantasie che compensano il pragmatismo del mio vivere quotidiano, difendo i miei momenti di solitudine con ogni mezzo a costo di essere egoista, per sentirmi libero e assaporare le mie contraddizioni senza dovermi mimetizzare.
Quante volte ho sognato di avere una bacchetta magica! E se ne avessi una saprei materializzare un sogno? È sempre stato uno dei miei giochi preferiti. Se avessi la bacchetta magica??!!!
Mi rivedo bambino, steso sul letto, impaziente, occhi aperti e muso lungo, aspetto che mia madre ponga fine alla tortura del riposino pomeridiano, guardo per la millesima volta la sveglia sul comodino, macché, non si muove, allora ricomincio: i miei compagni che mi portano in trionfo dopo un goal decisivo; una casa di legno sulle rive di un grande fiume in mezzo a una foresta di alberi altissimi. Laura, la bambina del secondo banco in prima media. Pensieri che non riesco a trattenere, mi piacerebbe costruire trame intriganti, ma gli occhi cercano ancora una volta il movimento delle lancette. No, non saprei materializzare un sogno, ma che importa, la bacchetta magica non esiste e guai razionalizzare troppo i sogni, definirne con dovizia i particolari, si finisce per uccidere la libertà.
Il rito del caffè al bar del paese, l’edicola, i soliti commenti, "giorni sempre uguali" cantava Luigi Tenco, il gioco sta nell’anticipare ogni mossa col pensiero, una vita un po’ noiosa, ma …. “Cazzo che nebbia!” un muro quasi invalicabile. Sarà meglio concentrarsi.
La nebbia altro grande amore, la strada deserta, il silenzio irreale, manca solo la colonna sonora e potrebbe essere la scena finale de “La prima notte di quiete.” L’ho rivisto in tv, qualche sera fa, un po’ deludente e dire che allora mi aveva quasi stregato, i primi anni settanta avevano poteri magici a partire dall’età. La mente, però, è un motore di ricerca particolare, basta una parola e spazia anche dove non vorresti, allora ripercorri la trama: un professore di liceo, apparentemente cinico, disincantato perde la testa per una sua allieva, a far da sfondo una Rimini notturna molto diversa da quella raccontata da Fellini. Una storia banale, che il regista è riuscito a rendere accettabile, una storia finita male, Alain Delon muore in un incidente stradale dopo l’unica notte d’amore trascorsa con Vanina.
Tu, però, non sei Valerio Zurlini e i ruoli si invertono, i ricordi si impadroniscono dei tuoi pensieri, riemergono episodi dimenticati, Giancarlo Giannini, Salvo Randone, Alida Valli, si mescolano ai volti degli amici persi per strada, rivivi le delusioni, bussano le paure inconfessate.
“Stronzo, chi ti ha dato la patente?”. Freno d’istinto, l’auto si blocca, non vedo nessuno, guardo meglio, un uomo a dieci metri di distanza, forse venti, sta gridando come un ossesso, mi avvicino e lui si ripete, ma stavolta aggiunge "vaffanculo", per i più puntigliosi: “Stronzo, chi ti ha dato la patente? Vaffanculo.”. Ritorno sulla terra, chiudo in fretta tutte le porte, nell’ultima mi sembra di intravedere Giulio Verne che mi sorride, forse e dico forse, è solo suggestione. Procedo lentamente fino al parcheggio: una ragazza distribuisce volantini, dal prossimo mese parcheggiare costerà un po' più caro. Se avevo dei dubbi sono subito fugati. Rispondo al saluto di un collega, cerco di ricordare la trama dei miei pensieri mattutini, ma non c’è verso, i problemi sono già tutti in fila ordinati, è meglio tornare ai numeri, alle percentuali, alla normalità.
Mi regalo un
sorriso, pensando che, comunque vada, domani mattina m'aspetta la mia ora
d’aria.
Novembre 2008
venerdì 7 agosto 2026
SUPPLEMENTO MAGAZINE
| BOLOGNA | |||||
| Serie A | Serie A/2 | ||||
| 1 | Equipe Charlot 1 Casalecchio | 2458 | Renzo Porretta | 1591 | |
| 2 | Olimpico 1 Bazzano | 2444 | Big Star 3 Padulle | 1587 | |
| 3 | Magic Blu S. Giorgio di Piano | 2399 | Arci S. Lazzaro | 1574 | |
| 4 | Big Star 1 Padulle | 2361 | Big Star 2 Padulle | 1572 | |
| 5 | Sole Sasso Marconi | 2337 | Arci 2 Rastignano | 1540 | |
| 6 | Bocciofila Imola | 2264 | C.S. Lippo | 1526 | |
| 7 | Insolito-Alterego | 2113 | C.S. Ponticella | 1510 | |
| 8 | Arci Rastignano | 2026 | Arci 2 Benassi | 1508 | |
| 9 | Arci Benassi | 2014 | Magic Blu 10 S. Giorgio di P. | 1505 | |
| 10 | Bocciofila Budrio | 1955 | Big Star 6 Padulle | 1487 | |
| 11 | Equipe Charlot 3 Casalecchio | 1696 | Bocciofila Persicetana 2 | 1480 | |
| 12 | Olimpico 2 Bazzano | 1652 | Arci Curiel | 1301 | |
| MODENA | |||||
| Serie A | Serie A/2 | ||||
| 1 | Arci 5 Piumazzo | 2459 | Polisportiva 3 S. Vito | 1507 | |
| 2 | Polisportiva 1 S. Vito | 2231 | Arci Uisp Ravarino | 1489 | |
| 3 | C. A Costa Carpi | 2129 | Caffè Milano | 1461 | |
| 4 | Cognentese 2 | 2113 | Bocciofila 2 Castelfranco | 1444 | |
| 5 | Cognentese 1 | 2093 | Arci 3 San Cesario | 1430 | |
| 6 | 2003 Montese | 2078 | Polisportiva S. Faustino | 1411 | |
| 7 | Botte Bomporto | 2070 | Rinascita 4 Budrione | 1387 | |
| 8 | Polisportiva 2 S. Vito | 1910 | Bocciofila 3 Castelfranco | 1358 | |
| 9 | Polisportiva 6 S. Vito | 1885 | Bocciofila 3 Massese | 1325 | |
| 10 | Arci San Cesario | 1682 | Il Torrazzo 4 | 1296 | |
| 11 | Slim 5 Montale | 1546 | Slim 1 Montale | 1284 | |
| 12 | Arci 1 Piumazzo | 1543 | Rinascita 1 Budrione | 1271 | |
| TOSCANA | LA SPEZIA | ||||
| Serie A | Serie A | ||||
| 1 | Arci Santa Maria Empoli | 1191 | Abs Sarzana | ||
| 2 | Balalaika Dream Pisa | 1180 | Arci Il Campetto La Spezia | ||
| 3 | Fontanella 1 Empoli | 1001 | Arci La Lizza 1 La Spezia | ||
| 4 | Le Melorie 1 Ponsacco | 959 | Arci La Lizza 2 La Spezia | ||
| 5 | Rayan Livorno | 862 | Arci La Pianta La Spezia | ||
| 6 | Sport Cascina | 858 | Arci Riccò del Golfo | ||
| 7 | Balalaika Group Pisa | 857 | Arci Termo 2 La Spezia | ||
| 8 | Vingone Scandicci | 823 | Arci Termo La Spezia | ||
| 9 | Nuovi Orizzonti Siena | 723 | Arci Valdellora | ||
| 10 | Santa Maria 2 Empoli | 694 | Centrale Romito Magra | ||
| 11 | La Borra Pontedera | 534 | Follo Biliardo Follo Basso | ||
| 12 | Le Melorie 2 Ponsacco | 449 | Maxim 2 Castelnuovo Magra | ||
| Maxim Castelnuovo Magra | |||||
lunedì 3 agosto 2026
UNIVERSO ESTENSE: RICAPITOLANDO ...
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considerazioni non richieste
| nominativi e ultima sauadra | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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