giovedì 6 agosto 2026

SE AVESSI UNA BACCHETTA MAGICA ….

Qualcuno, commentandomi, mi ha definito uno scrittore jazz, non ci avevo mai pensato, anche perché non riesco a pensarmi come scrittore, confesso, però, che spesso scrivendo lascio andare la tastiera senza preoccuparmi del risultato.
“Stanotte ho sognato Capraia, un ritorno alla natura, luoghi selvaggi, lunghe camminate, le mucche sulla spiaggia di Barcaggio …. magnifica vacanza. Ricordi?” Mia moglie mi guarda con aria di rimprovero per un’altra promessa non mantenuta.

“Freud sosteneva che nel sogno sia possibile raggiungere l’appagamento di un desiderio.”.

Mio figlio scoppia a ridere: “Papà, ma sei proprio tu? Stai bene? Non ricordo nemmeno l’ultima volta che ti ho sentito parlare di qualcosa che non fossero numeri, percentuali, profitti. Addirittura Freud, il vecchio Sigmund sarà stato anche pazzo, ma almeno un miracolo l’ha fatto”.

Vorrei ribattere, ma non so da dove cominciare, ripiego sul solito sorriso, superfluo probabilmente, ognuno di noi é già rientrato nella propria dimensione. Un cenno di saluto mentre la porta si chiude alle mie spalle.

La mia giornata ha inizio.

Tutti i giorni da venticinque anni percorro questo tratto di strada. Non ho mai preso in seria considerazione l’idea di trasferirmi in città, questi trenta chilometri col tempo, sono diventati quasi una necessità. Non ho bisogno di concentrarmi, le forme degli alberi, le costruzioni abbandonate, le macchie dei paesi che s’intravedono in lontananza sono riferimenti più che sufficienti. Entro in un tunnel e mi lascio trasportare.

Radio spenta, meglio non avere troppa fretta di calarsi nella realtà, ho imparato ad amare il silenzio, soprattutto al mattino mentre il ritorno é diverso, impossibile evadere, é il momento del riepilogo, ripercorro gli eventi della giornata, ricostruendoli con grande precisione, guidare non mi disturba, anzi, mi concentro con più facilità. Rielaboro mentalmente il programma, se necessario appena metto un piede in casa telefono ai miei collaboratori, aggiorno l’agenda e verifico il contenuto della borsa. Tutto perfettamente organizzato. I miei figli mi sfottono per queste, che loro definiscono manie, figuriamoci se ne conoscessero i particolari.

Ma che male c’è nel voler iniziare la giornata dedicando un po’ di tempo a sé stessi? C’è chi fa yoga, chi tapis roulant, chi ….

Liberare la mente e sognare, devo ricordarmi di verificare se Freud abbia sviluppato una teoria anche per i sogni a occhi aperti. Ripenso a mio figlio, il sorriso si fa più amaro, ma scaccio subito il pensiero, non voglio rovinare anche questo momento. Attimi quasi intimi, poche scaglie di tempo, che non dedico agli altri. Adoro i miei figli, mia moglie, i miei genitori, spesso, però, sempre più spesso, mi sento prigioniero. Una sensazione forte, consapevole, niente a che vedere con la psicologia spicciola di quei settimanali che ti forniscono tutte le risposte in tre righe. Non sono infelice, non sono depresso, non mi sento soffocare, semplicemente, vorrei di più, vorrei vivere più vite contemporaneamente, entrare e uscire da una porta virtuale. Non mi rassegno all’idea di dover rinunciare a tutto quello che ho costruito (… detta così sembra una stronzata, ma il pensiero è più nobile …), non ne faccio una questione di giustizia, semplicemente mi sembra uno spreco che rende l’esistenza insulsa, vuota, inutile. Non credo in una vita divina, ma sono affascinato dal mistero anche se i fenomeni paranormali non mi convincono granché. Amo pensare che quella di Verne non fosse solo fantasia, ma il racconto, la cronaca, di realtà vissute in un altro tempo, in un'altra dimensione. Una fuga di notizie.

Non una ma tante realtà a garantire l’eterno. Questo é il modello di vita "oltre", che mi affascina. Le mie però non sono angosce, non mi lascio opprimere, sono divagazioni, fantasie che compensano il pragmatismo del mio vivere quotidiano, difendo i miei momenti di solitudine con ogni mezzo a costo di essere egoista, per sentirmi libero e assaporare le mie contraddizioni senza dovermi mimetizzare.

Quante volte ho sognato di avere una bacchetta magica! E se ne avessi una saprei materializzare un sogno? È sempre stato uno dei miei giochi preferiti. Se avessi la bacchetta magica??!!!

Mi rivedo bambino, steso sul letto, impaziente, occhi aperti e muso lungo, aspetto che mia madre ponga fine alla tortura del riposino pomeridiano, guardo per la millesima volta la sveglia sul comodino, macché, non si muove, allora ricomincio: i miei compagni che mi portano in trionfo dopo un goal decisivo; una casa di legno sulle rive di un grande fiume in mezzo a una foresta di alberi altissimi. Laura, la bambina del secondo banco in prima media. Pensieri che non riesco a trattenere, mi piacerebbe costruire trame intriganti, ma gli occhi cercano ancora una volta il movimento delle lancette. No, non saprei materializzare un sogno, ma che importa, la bacchetta magica non esiste e guai razionalizzare troppo i sogni, definirne con dovizia i particolari, si finisce per uccidere la libertà.

Il rito del caffè al bar del paese, l’edicola, i soliti commenti, "giorni sempre uguali" cantava Luigi Tenco, il gioco sta nell’anticipare ogni mossa col pensiero, una vita un po’ noiosa, ma …. “Cazzo che nebbia!” un muro quasi invalicabile. Sarà meglio concentrarsi.

La nebbia altro grande amore, la strada deserta, il silenzio irreale, manca solo la colonna sonora e potrebbe essere la scena finale de “La prima notte di quiete.” L’ho rivisto in tv, qualche sera fa, un po’ deludente e dire che allora mi aveva quasi stregato, i primi anni settanta avevano poteri magici a partire dall’età. La mente, però, è un motore di ricerca particolare, basta una parola e spazia anche dove non vorresti, allora ripercorri la trama: un professore di liceo, apparentemente cinico, disincantato perde la testa per una sua allieva, a far da sfondo una Rimini notturna molto diversa da quella raccontata da Fellini. Una storia banale, che il regista è riuscito a rendere accettabile, una storia finita male, Alain Delon muore in un incidente stradale dopo l’unica notte d’amore trascorsa con Vanina.

Tu, però, non sei Valerio Zurlini e i ruoli si invertono, i ricordi si impadroniscono dei tuoi pensieri, riemergono episodi dimenticati, Giancarlo Giannini, Salvo Randone, Alida Valli, si mescolano ai volti degli amici persi per strada, rivivi le delusioni, bussano le paure inconfessate.

“Stronzo, chi ti ha dato la patente?”. Freno d’istinto, l’auto si blocca, non vedo nessuno, guardo meglio, un uomo a dieci metri di distanza, forse venti, sta gridando come un ossesso, mi avvicino e lui si ripete, ma stavolta aggiunge "vaffanculo", per i più puntigliosi: “Stronzo, chi ti ha dato la patente? Vaffanculo.”. Ritorno sulla terra, chiudo in fretta tutte le porte, nell’ultima mi sembra di intravedere Giulio Verne che mi sorride, forse e dico forse, è solo suggestione. Procedo lentamente fino al parcheggio: una ragazza distribuisce volantini, dal prossimo mese parcheggiare costerà un po' più caro. Se avevo dei dubbi sono subito fugati. Rispondo al saluto di un collega, cerco di ricordare la trama dei miei pensieri mattutini, ma non c’è verso, i problemi sono già tutti in fila ordinati, è meglio tornare ai numeri, alle percentuali, alla normalità.

Mi regalo un sorriso, pensando che, comunque vada, domani mattina m'aspetta la mia ora d’aria.

 

Novembre 2008

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